Dalle macerie al sogno americano, da L’Aquila a Philadelphia. È ripartita dagli Usa la storia di Stefano Biasini e Michele Morelli che sotto le rovine del terremoto del 2009 hanno lasciato il loro storico locale Gran Caffè L’Aquila nel centro del capoluogo abruzzese devastato dal sisma, ma non la voglia di rimettersi in gioco. E poco importa se per farlo sono dovuti andare dall’altra parte dell’Oceano.

A offrire ai due ristoratori aquilani l’opportunità di ricominciare è stato Riccardo Longo, imprenditore italo-americano appassionato di cucina regionale, tanto che mensilmente fa la spola tra Philadelphia e l’Italia per scoprire le diversità culinarie del Belpaese.

Il sogno di Longo era di portare in America qualcosa di realmente italiano, lontano dai cliché gastronomici che purtroppo riempiono di italian sounding le tavole di tutto il mondo senza avere nulla di autenticamente italiano. L’incontro con Biasini e Morelli è stato quasi un colpo di fulmine. Forti di un curriculum di tutto rispetto (hanno curato il catering del G8 del 2009 tenutosi simbolicamente proprio a L’Aquila servendo il caffè a Barack Obama) che annovera anche il titolo di campione d’Italia di gelato vinto da Biasini nel 2013, i due ristoratori sono sbarcati negli Usa dalla porta principale.

«All’inizio non è stato facile. Non ci eravamo ancora ripresi dallo shock del terremoto che dalla sera alla mattina ci ha tolto tutto quello che avevamo», raccontano. «Quando Riccardo ci ha proposto di partire, eravamo ovviamente pieni di ansie. Non conoscevamo la lingua, non eravamo mai stati a Philadelphia. Abbiamo seguito l’istinto e ora possiamo dire di aver avuto ragione. Quando abbiamo richiesto il permesso di soggiorno, abbiamo ricevuto uno score elevatissimo, nemmeno fossimo giocatori di Nba. E Philadelphia ci ha accolti con gran calore, come del resto fa con tutti gli italiani, visto che qui vive la seconda comunità di italoamericani più grande degli Stati Uniti».

Il locale ha aperto nel cuore commerciale e culturale della città, in Chestnut street, in un building di due piani acquistato dalla famiglia Longo e interamente ristrutturato con autentico gusto italiano. «Tutto quello che vi si trova all’interno, dagli arredi alle posate, dai quadri alle cucine è arrivato dall’Italia in un container e assemblato in loco», spiega Riccardo Longo. «Così come tutto quello che si può gustare al Gran Caffè L’Aquila, dal gelato alla pasta fino al caffè (il vero espresso italiano che viene proposto in tre diverse torrefazioni, ndr) è rigorosamente fatto in casa». Made in Italy e home made sono infatti per Biasini e Longo due facce della stessa medaglia, due approcci della stessa strategia di conquista del mercato americano che ormai ha imparato a distinguere la vera cucina italiana da quella fasulla.

La tradizione culinaria italiana nelle diverse declinazioni locali (ogni settimana c’è un menu regionale diverso) rappresenta dunque il filo conduttore dei piatti del locale, anche se non manca lo spazio per la sperimentazione. Come negli spaghetti alla carbonara con una pallina di gelato (sempre alla carbonara) come topping. Del resto Biasini lo scudetto di campione d’Italia di gelato lo tiene sempre orgogliosamente cucito in petto.

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